     {"id":622,"date":"2016-05-10T19:12:57","date_gmt":"2016-05-10T17:12:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/?p=622"},"modified":"2023-10-17T18:14:00","modified_gmt":"2023-10-17T16:14:00","slug":"orientamento-sessuale-terapeuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/orientamento-sessuale-terapeuta\/","title":{"rendered":"L\u2019orientamento sessuale del terapeuta"},"content":{"rendered":"<p><img alt=\"paziente e terapeuta\" class=\"alignleft wp-image-623 size-thumbnail\" decoding=\"async\" height=\"150\" loading=\"lazy\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" src=\"http:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/13179087_1722182151402729_9216071270363365773_n-150x150.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/13179087_1722182151402729_9216071270363365773_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/13179087_1722182151402729_9216071270363365773_n-55x55.jpg 55w, https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/13179087_1722182151402729_9216071270363365773_n-94x94.jpg 94w\" width=\"150\"\/><br \/>\n<strong>anche l\u2019orientamento sessuale del clinico gioca un ruolo fondamentale nella relazione terapeutica<\/strong><br \/>\n<strong>nel lavoro clinico con pazienti omosessuali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi richiede un sostegno psicologico o psicoterapeutico sta per affidare a un professionista della salute mentale le parti pi\u00f9 indifese di s\u00e9. Per questo, la ricerca si orienta solitamente verso una persona con precise caratteristiche che, per ragioni strettamente personali, ispirano maggior <strong>fiducia e accoglienza<\/strong>. Uomo o donna? Giovane o maturo? Di questo o quell\u2019orientamento teorico? Per alcune persone omosessuali <strong>pu\u00f2 incidere anche l\u2019orientamento sessuale del\/della professionista<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>fiducia e accoglienza<\/strong><br \/>\n<strong>pu\u00f2 incidere anche l\u2019orientamento sessuale del\/della professionista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La psicologia in passato ha tracciato una visione patologizzante dell\u2019omosessualit\u00e0, e in seguito ne ha invece riconosciuto la \u201cnaturalit\u00e0\u201d (come variante naturale della sessualit\u00e0 umana). Dato questo ripensamento, \u00e8 facile comprendere quanto sia importante per le persone omosessuali individuare dei<strong> clinici aggiornati sulle tematiche LGBT<\/strong>. Alcuni teorici sono andati per\u00f2 oltre la preparazione professionale, chiedendosi<strong>\u00a0se per i pazienti omosessuali siano pi\u00f9 efficaci i percorsi intrapresi con clinici anch\u2019essi omosessuali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong> clinici aggiornati sulle tematiche LGBT<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0se per i pazienti omosessuali siano pi\u00f9 efficaci i percorsi intrapresi con clinici anch\u2019essi omosessuali<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.insightcounsel.org\/\">open link<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Isay (1996) sostiene che questa corrispondenza di orientamento omosessuale sia preferibile, pur ammettendo possibili interferenze legate all\u2019eventuale omofobia interiorizzata del\/della terapeuta omosessuale. Certamente, rivolgendosi a un professionista omosessuale, il\/la paziente omosessuale avr\u00e0 la percezione di trovare pi\u00f9 solidariet\u00e0, condividere esperienze e parlare liberamente in assenza di giudizio. Avr\u00e0 probabilmente l\u2019<strong>aspettativa di ricevere accoglienza e comprensione da un\u2019altra persona omosessuale, compensando cos\u00ec i frequenti vissuti di rifiuto della famiglia, che potrebbero invece riattualizzarsi nella relazione con un clinico eterosessuale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>aspettativa di ricevere accoglienza e comprensione da un\u2019altra persona omosessuale, compensando cos\u00ec i frequenti vissuti di rifiuto della famiglia, che potrebbero invece riattualizzarsi nella relazione con un clinico eterosessuale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa prospettiva di corrispondenza dell\u2019orientamento omosessuale rischia per\u00f2 di idealizzare la relazione tra paziente e professionista. Potrebbe supporre una vicinanza solidale (a volte personale) sulla base del solo orientamento sessuale, e <strong>potrebbe dare per scontato un atteggiamento non patologizzante dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>potrebbe dare per scontato un atteggiamento non patologizzante dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo sia importante sottolineare che <strong>l\u2019orientamento omosessuale del clinico non garantisce l\u2019accettazione dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/strong> <strong>Eventuali conflitti irrisolti del\/della terapeuta omosessuale rischiano di amplificare i vissuti di vergogna, senso di colpa e inadeguatezza tipici dell\u2019omofobia interiorizzata<\/strong>. In questi casi il\/la professionista non pu\u00f2 offrirsi come modello positivo di persona omosessuale che vive con serenit\u00e0 il proprio orientamento sessuale.<\/p>\n<p><strong>l\u2019orientamento omosessuale del clinico non garantisce l\u2019accettazione dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/strong><br \/>\n<strong>Eventuali conflitti irrisolti del\/della terapeuta omosessuale rischiano di amplificare i vissuti di vergogna, senso di colpa e inadeguatezza tipici dell\u2019omofobia interiorizzata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Offre una prospettiva diversa Moran, (1992), secondo cui l\u2019orientamento sessuale del clinico non influenza in modo particolare la percezione che i pazienti omosessuali hanno di lui\/lei, se ha una preparazione adeguata e se ha fatto i conti con i propri atteggiamenti ed eventuali pregiudizi nei confronti dell\u2019omosessualit\u00e0. In quest\u2019ottica, <strong>pu\u00f2 essere dunque superata l\u2019idea che solo i clinici omosessuali possano intraprendere relazioni terapeutiche di successo con pazienti gay e lesbiche. Sarebbe infatti un errore dare per scontato che i clinici omosessuali abbiano una maggiore comprensione dei problemi portati dai pazienti LGBT in seduta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>pu\u00f2 essere dunque superata l\u2019idea che solo i clinici omosessuali possano intraprendere relazioni terapeutiche di successo con pazienti gay e lesbiche. Sarebbe infatti un errore dare per scontato che i clinici omosessuali abbiano una maggiore comprensione dei problemi portati dai pazienti LGBT in seduta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso del lavoro clinico con un\/una paziente omosessuale potrebbe emergere in modo pi\u00f9 o meno diretto la curiosit\u00e0 da parte dell\u2019utente sull\u2019orientamento sessuale del professionista. Su questo punto si apre un grande dilemma che divide i terapeuti: <strong>\u00e8 giusto fare coming-out con il\/la mio\/a paziente?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00e8 giusto fare coming-out con il\/la mio\/a paziente?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre in passato la comunit\u00e0 scientifica condannava qualsiasi violazione della neutralit\u00e0 terapeutica, <strong>oggi alcune forme di self-disclosure (svelamento di s\u00e9) sono considerate come potenziali atti terapeutici, a volte inevitabili.<\/strong> Jacobs (1999) ne ha individuato tre forme:<\/p>\n<p><strong>oggi alcune forme di self-disclosure (svelamento di s\u00e9) sono considerate come potenziali atti terapeutici, a volte inevitabili.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) l\u2019attuazione inconsapevole di comportamenti \u201crivelatori\u201d verbali e non verbali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) la condivisione consapevole di aspetti di s\u00e9;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) le risposte a domande personali fatte dall\u2019utente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riguardo all\u2019orientamento omosessuale del terapeuta, eventuali domande dirette o intuizioni del\/della paziente hanno influenze notevoli sulla relazione terapeutica.<\/strong> Scoprire che anche il clinico \u00e8 omosessuale potrebbe offrire in alcuni casi un modello positivo che attenua l\u2019omofobia interiorizzata, ma in altri potrebbe destabilizzare la convinzione che sia eterosessuale. O ancora, potrebbero crearsi tensioni emotive per il fatto di non parlare apertamente dell\u2019omosessualit\u00e0 del terapeuta, o avere luogo altre dinamiche complesse. A questo proposito, Lingiardi sottolinea l\u2019importanza di valutare caso per caso l\u2019utilit\u00e0 clinica della self-disclosure sull\u2019orientamento sessuale del terapeuta. <strong>Perch\u00e9 possa essere un atto creativo e terapeutico, il professionista deve chiedersi se tale svelamento \u00e8 importante per s\u00e9 o per il\/la paziente, e quale funzione svolger\u00e0 per la terapia in quel preciso momento del percorso<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Riguardo all\u2019orientamento omosessuale del terapeuta, eventuali domande dirette o intuizioni del\/della paziente hanno influenze notevoli sulla relazione terapeutica.<\/strong><br \/>\n<strong>Perch\u00e9 possa essere un atto creativo e terapeutico, il professionista deve chiedersi se tale svelamento \u00e8 importante per s\u00e9 o per il\/la paziente, e quale funzione svolger\u00e0 per la terapia in quel preciso momento del percorso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni casi, una condivisione cos\u00ec profonda pu\u00f2 permettere alla coppia paziente-terapeuta di arrivare a punti di svolta fondamentali solo se entrambi sono disponibili a lasciarsi andare in un coinvolgimento autentico. Al contrario, <strong>la cieca neutralit\u00e0 che non ammette aperture sull\u2019omosessualit\u00e0 del terapeuta potrebbe aumentare lo stigma del paziente omosessuale. <\/strong>Ci\u00f2 potrebbe portare la coppia ad<strong> evitare di dare spazio ai vissuti legati all\u2019omofobia interiorizzata<\/strong>. L\u2019eventuale resistenza del\/della terapeuta omosessuale a svelarsi al paziente potrebbe essere, inoltre, un importante segnale della sua omofobia interiorizzata, e dovrebbe essere oggetto di analisi per meglio comprendere gli atteggiamenti personali che stanno influenzando la relazione terapeutica.<\/p>\n<p><strong>la cieca neutralit\u00e0 che non ammette aperture sull\u2019omosessualit\u00e0 del terapeuta potrebbe aumentare lo stigma del paziente omosessuale. <\/strong><br \/>\n<strong> evitare di dare spazio ai vissuti legati all\u2019omofobia interiorizzata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, <strong>la preparazione professionale e la rielaborazione dei propri vissuti riguardo all\u2019omosessualit\u00e0 sono fondamentali per i clinici, sia omosessuali sia eterosessuali, che accolgono in studio un\/una paziente omosessuale.<\/strong> Come di fronte ad ogni altro paziente, ciascun terapeuta si trova a fare i conti con vissuti emotivi, a volte molto distanti, a volte molto vicini a s\u00e9. Quando il professionista non riesce a regolare la \u201cgiusta distanza\u201d (per eccessiva lontananza o eccessivo coinvolgimento) \u00e8 fondamentale che invii il paziente a un collega sottolineando i propri limiti professionali (e non il rifiuto del\/della paziente), per salvaguardare il benessere della persona che sta cercando una figura di fiducia.<\/p>\n<p><strong>la preparazione professionale e la rielaborazione dei propri vissuti riguardo all\u2019omosessualit\u00e0 sono fondamentali per i clinici, sia omosessuali sia eterosessuali, che accolgono in studio un\/una paziente omosessuale.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\">Articolo pubblicato su BUSSOLELGBT.it<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[maxbutton id=\u201d1\u2033 ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>anche l\u2019orientamento sessuale del clinico gioca un ruolo fondamentale nella relazione terapeutica nel lavoro clinico con pazienti omosessuali<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[42,46,18],"class_list":["post-622","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-psicologa-risponde","tag-alleanza","tag-lgbt","tag-sessualita"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/622","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=622"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/622\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2347,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/622\/revisions\/2347"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=622"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=622"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologiaalessandriapavia.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=622"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}