La psicoterapia che propongo integra orientamento psicodinamico, lavoro corporeo e linguaggi creativi.
Non si tratta di applicare tecniche al corpo, ma di intendere la relazione terapeutica come uno spazio in cui mente, corpo e creatività dialogano.
L’esperienza non viene ridotta a sintomo da correggere né a comportamento da modificare: viene accolta come processo vivo, che può essere esplorato e trasformato nella relazione.
Nel mio lavoro il corpo non è un oggetto da interpretare dall’esterno. Non viene decodificato, letto o spiegato da uno sguardo esperto che attribuisce significati.
È una presenza viva che partecipa al processo terapeutico.
Attraverso l’osservazione condivisa dell’esperienza corporea, la persona può costruire connessioni tra sensazioni, emozioni, pensieri e dimensione simbolica, nel rispetto della propria soggettività.
Il significato non viene imposto: emerge.
Il mio lavoro integra la Danza Movimento Terapia (metodo Art Therapy Italiana) e si ispira ai principi del Movimento Autentico.
La Danza Movimento Terapia considera il movimento come espressione dell’esperienza psichica e relazionale.
Il corpo non è separato dalla mente: è luogo di memoria, relazione e trasformazione.
Il Movimento Autentico valorizza l’esperienza sostenuta da uno sguardo attento e non giudicante.
La presenza del terapeuta non interpreta, ma testimonia e accompagna, creando le condizioni perché l’esperienza possa essere riconosciuta e integrata.
In questo spazio, la persona è protagonista del proprio processo.
Mary Whitehouse
Nella psicoterapia espressiva il processo creativo è parte integrante del percorso terapeutico.
Il movimento, il gesto, il segno grafico, l’uso di materiali plastici o simbolici possono diventare strumenti per esplorare ciò che non è ancora pienamente accessibile alla parola.
La creatività non è una performance né un talento da possedere. È uno spazio di possibilità, che permette di:
dare forma a vissuti complessi
sostare nell’esperienza senza esserne travolti
trasformare ciò che è rigido in qualcosa di più fluido
integrare funzionalità e libertà espressiva
Quando l’esperienza corporea e creativa trova uno spazio sicuro, può emergere una nuova qualità di presenza.
Come psicoterapeuta espressiva che integra la Danza Movimento Terapia, dispongo di strumenti specifici di osservazione del corpo e del movimento.
Le posture, le forme e le qualità dinamiche del gesto possono offrire indicazioni preziose sulle risorse e sulle modalità difensive che la persona ha sviluppato nel tempo.
Ciò che osservo non viene interpretato o spiegato dall’esterno, ma restituito come testimonianza, in modo descrittivo e non giudicante.
Questa condivisione può sostenere la persona nel riconoscere aspetti di sé ancora poco consapevoli e nell’esplorare modalità più funzionali e fluide di stare in relazione con sé, con gli altri e con il mondo.
Attraverso il linguaggio artistico e simbolico è possibile dare forma anche a vissuti estremamente dolorosi.
Ciò che è difficile da dire può trovare una rappresentazione esterna, che diventa più tollerabile grazie alla relazione terapeutica e alla possibilità di sostare nell’esperienza senza esserne sopraffatt*.
I materiali espressivi non sostituiscono la parola: la accompagnano, la precedono o la ampliano.
Entrare in contatto con le proprie difficoltà non è un fine in sé.
Il lavoro terapeutico può sostenere un movimento più ampio: riconoscere i propri bisogni, riattivare risorse, completare azioni rimaste in potenza.
Quando l’esperienza corporea diventa più consapevole e integrata, può emergere una nuova qualità di presenza.
Non si tratta di “funzionare meglio”, ma di sentire più padronanza della propria esperienza. Più libertà di scegliere come stare nel proprio corpo. Più capacità di orientarsi verso ciò che nutre e sostiene.
Il processo terapeutico può diventare così uno spazio in cui ciò che era bloccato trova possibilità di movimento.
L’autonomia è un obiettivo del percorso, ma non è un punto di partenza.
Per molte persone, soprattutto quando la storia relazionale è stata segnata da svalutazione, umiliazione o assenza di sostegno emotivo, il contatto con sé può risultare fragile o doloroso.
In queste fasi il ruolo della terapeuta è fondamentale: la relazione terapeutica può offrire una base sicura da cui esplorare l’esperienza senza essere travolti.
Attraverso uno sguardo sintonizzato, una presenza regolativa e una testimonianza non giudicante, diventa possibile riconoscere e progressivamente trasformare oggetti interni critici o svalutanti che limitano la libertà di movimento.
La possibilità di scegliere come stare nel proprio corpo e nel mondo non nasce dall’isolamento, ma dall’esperienza di una relazione sufficientemente sicura.
Questo orientamento valorizza l’autonomia e la soggettività.
La persona non viene guidata verso un modello prestabilito di funzionamento, ma accompagnata verso una maggiore integrazione tra esperienza corporea, emozioni, pensiero e senso personale.
L’obiettivo non è “aggiustare” qualcosa dall’esterno, ma sostenere un processo di riconoscimento e trasformazione che nasce dall’interno.
Questo modo di lavorare può essere particolarmente significativo per chi:
desidera integrare corpo ed esperienza emotiva
sente che la parola da sola non è sufficiente
vive momenti di transizione o ridefinizione identitaria
desidera uno spazio informato e non giudicante sulle tematiche LGBTQIA+
cerca un contesto che valorizzi autenticità e libertà espressiva
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